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sorelemarxlunga
Le Sorelle Marx

François Mitterrand fu chiamato dai suoi detrattori “le Florentin” (il fiorentino) per esaltarne gli aspetti di spregiudicatezza e pragmatismo, al limite del cinismo. Come è noto la storia, diceva il nostro avo, ha sempre un secondo tempo meno glorioso e a noi è toccato Matteo Renzi “le Rignaneus”. Autore di una scissione a freddo, che si sarebbe giustificata perché ad una festa de l’Unità alcuni dirigenti avrebbero cantato Bandiera Rossa, dimostrando così che il partito che ha come capodelegazione al governo Franceschini e ha mandato in Europa Gentiloni si sarebbe spostato a sinistra. Non fa una grinza. Naturalmente il nuovo soggetto, Italia Viva, visto il regolamento voluto dal Presidente Grasso nella scorsa legislatura al Senato, per poter fondare un proprio gruppo (che vuol dire soldi, personale, visibilità, ecc.) lo fa con Riccardo Nencini, che dichiara sul suo facebook mentre scriviamo “stiamo valutando la nascita di un gruppo parlamentare socialista”. Come no, d’altra parte Renzi è quello che portò, lo ricordava lui spesso prima di sentire Bandiera Rossa, il PD nel PSE. Oggi quindi si ritrova con un gruppo di 40 fedelissimi (gli altri bontà sua potendone disporre personalmente li ha “lasciati” a Zingaretti) dalle origini variegate ma in cui spiccano, per la gioia di Nencini, Daniela Conzatti, già scelta civica, passata dal gruppo di Forza Italia a quello di Renzi, Gabriele Toccafondi, già capogruppo di Forza Italia al Comune di Firenze o, sempre per la gioia dei socialisti immaginiamo, Cosimo Ferri già esponente di Magistratura Indipendente (la corrente di centro destra dei giudici) nell’ANM. Però nessuno deve temere una deriva a destra perché con Renzi passa Gennaro Migliore eletto per la prima volta in Rifondazione Comunista e oggi spaventato dal ritorno dei DS. Innegabile una certa coerenza. Ma l’operazione è così convincete per gli stessi renziani che i tre quarti dei seguaci del Rignaneus rimangono nel PD. Certo per condizionarlo, ma anche per vedere da lontano l’effetto che fa. Non si sa mai. Intanto Renzi, sempre nella sua magnanimità non presenterà liste a regionali ed amministrative, per non indebolire il PD ma anche (direbbe Veltroni) per non doversi svegliare il giorno degli scrutini e accorgersi che nonostante i 40 parlamentari i suoi voti nel Paese sono quelli di Monti se non forse meno. Insomma, il Rignaneus si è costruito un partito ideale a immagine dei suoi desideri, ora gli basta solo fare lo stesso col Paese.

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