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Storia delle merende infami

(1 recensione del cliente)

Un saggio di Nino Filastò appassionante come un romanzo che ricostruisce criticamente la lunga vicenda processuale dei delitti del “Mostro di Firenze”. L’autore, coinvolto nei processi ai “compagni di merende” in qualità di avvocato, offre una versione alternativa dei fatti, frutto della propria esperienza e di un imponente e accurato lavoro sui documenti giudiziari. A partire dal caso in questione, il libro esamina la natura e il funzionamento della giustizia italiana, mettendo in luce debolezze, limiti e difetti, e individuando in essa il persistere di alcuni principi su cui si basava l’istituto della Santa Inquisizione. A sette anni dalla prima edizione il volume è stato completamente aggiornato e ampliato con nuovi approfondimenti teorici, storici e filosofici. La sua scottante attualità si offre come spunto di riflessione sull’urgenza di una seria riforma della giustizia in Italia.

 

Nuova edizione aggiornata e ampliata

 

 

2012, cm 15,5 × 22,5, pp. 496, softcover

 

ISBN: 978-88-6394-049-7

42 disponibili

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Peso 960 g

1 recensione per Storia delle merende infami

  1. giancarlo tortoli

    I fatti di trenta e più anni orsono furono seguiti da molti di noi con quella tragica curiosità che avrebbe voluto alla sbarra il vero “mostro” in luogo dei famosi “compagni di merende”: beoni, oligofrenici e scemi del villaggio con l’eccezione del Pacciani. La tragedia purtroppo di quei giovani assassinati non ha condotto a risultati accettabili se non quando viene almeno formulata l’ipotesi, si badi ipotesi, che il mostro, una solitaria persona fisica, possa provenire da uno specifico settore come ben documentato in questo volume (sempre in forma di ipotesi, naturalmente). Va aggiunto di come, questo terrificante personaggio, abbia goduto di tanta fortuna, complice forsanche l’insipienza che ha caratterizzato, con qualche eccezione, il clan investigativo ed accusatorio al completo. Si parla infine della riforma della giustizia, da ritenersi tuttavia insufficiente se non si “riformano” le teste di tutti, ma proprio tutti, gli addetti al castello accusatorio. Sembra difatti di assistere ad un procedimento pervicacemente inquisitorio anziché investigativo. E qui il valente penalista fiorentino ci conduce in quelle tenebrose ma efficaci tecniche inquisitorie in voga qualche secolo fa ma che affiorano tutt’oggi nel nostro sistema giudiziario, invece di essere per sempre sepolte con quel passato, scempio del diritto.
    Giancarlo Tortoli – ottobre 2020

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